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SPOT – Urzì c’era

I Manifesti

L’Alto Adige nel cuore è un movimento, non un partito. Interpreta l’insofferenza ampiamente maturata nella comunità altoatesina rispetto a scelte calate dall’alto, imposte in ambito locale da un sistema di potere arrogante ed in sede nazionale da partiti sempre pronti a chiedere ma che negli anni non hanno restituito ciò che l’Alto Adige pretendeva esserle concesso di diritto: scelte di equità, attenzione, fermezza.

IL PROGETTO – Il progetto di L’Alto Adige nel cuore è nato proprio con l’approssimarsi delle elezioni politiche. Alessandro Urzì aveva proposto, per questa importante scadenza che determina la rappresentanza politica della provincia in Parlamento, uno scatto di orgoglio.
LE ELEZIONI POLITICHE – L’obiettivo indicato era compattare le forze e presentare il Centrodestra unito alle elezioni ad iniziare dal Collegio del Senato Bolzano/Bassa Atesina, dove non si poteva lasciare in mano allo scellerato patto Svp/PD la prima opzione per l’elezione del senatore italiano che spetta al gruppo linguistico italiano. Medesima richiesta di unità era stata avanzata da Urzì per i collegi di Merano e Bressanone.
L’APPELLO AI PARTITI – Questo l’appello che Urzì mosse alle forze locali prima che iniziasse la campagna elettorale: “Che senso ha la presentazione in Alto Adige di candidati solo di bandiera da parte dei partiti nazionali (ossia destinati a perdere certamente), quando tutte le forze riunite sotto un medesimo cappello non di parte, locale, espressione del territorio, potrebbero avere partita facile e vincente? Non si capisce l’ostinazione con cui le sigle nazionali vogliano pervicacemente non capire che solo unendo le forze si potrebbe vincere o perlomeno affrontare la battaglia per la costruzione di un blocco politico e sociale capace di competere con la Sinistra sin dalle prossime elezioni provinciali”.
IL PASSO INDIETRO – Io ero disposto sin dal primo momento a fare tre passi indietro, anche rinunciando a candidarmi, ma solo se tutti avessero capito che bisognava porsi sotto un cappello locale, capace di essere competitivo, forte delle diverse esperienze di tutti ma nemmeno legato da obblighi di obbedienza cieca per i capi partito nazionali, capaci di pretendere ma che sino ad oggi non solo non hanno dato ma hanno solo mortificato tutte le nostre migliori aspettative.
L’IRRESPONSABILITA’ – Invece che fanno i nostri delegati locali dei capi partito nazionali? Decidono non solo di NON volere fare mezzo passo indietro, MA di esserci tutti nella competizione elettorale con candidati che hanno perso prima di partire, ossia solo di bandiera. E perderanno tutti.
Ma perchè questo masochismo politico tutto interno al Centrodestra italiano?
Ero pronto a lasciare la strada spianata a candidati unitari e ad un simbolo capace di unire tutti sotto un’unica bandiera, non di partito ovviamente: mi aspettavo un atto di responsabilità che facesse fare a tutti un passo indietro a favore di candidati di tutti sotto un simbolo di tutti.
Purtroppo i no mi hanno raggelato il sangue nelle vene.
Credo ancora di più ed a ragione, ora, che sia necessario un moto di popolo che se ne freghi dei partiti e delle loro indicazioni, che voti in libertà fuori dagli schemi.
LA SFIDA D’ORGOGLIO – L’Alto Adige nel cuore non è un partito, è solo una candidatura simbolica che vuole rappresentare un atto di denuncia sul quale costruire un nuovo movimento di cittadini che non si vuole arrendere a chi continua a muoversi e fare scelte in Alto Adige con la speranza di compiacere a qualche capo bastone a Roma o Milano invece di pensare all’interesse della nostra Comunità e di rispondere alla nostra gente.
IL MOVIMENTO D’OPINIONE – E’ su queste ragioni che ha cominciato a muoversi il movimento di opinione L’Alto Adige nel cuore. Ovviamente con due obiettivi: denunciare la stupidità di chi per interesse di parte ha ancora una volta mortificato l’interesse generale, ma anche per chiamare a raccolta i cittadini/elettori invitandoli a fare ciò che le segreterie dei partiti non hanno voluto fare: riprendersi in mano il proprio destino.
I GOVERNI DEL TRADIMENTO – D’altronde non si può scordare quali e quante delusioni i cittadini altoatesini che per anni hanno votato i partito del Centrodestra nazionale, hanno patito. Le più grosse delusioni sono venute proprio dai governi di Centrodestra: l’umiliazione della lettera di Bondi che per salvare a se stesso il posto da ministro diede carta bianca a Durnwalder sui monumenti storici fortemente legati alla storia della comunità italiana dell’Alto Adige; le trattative segrete avviate dal ministro Fitto, ministro pugliese, residente a Roma, con Durnwalder su quanti nomi di località in lingua italiana cancellare in omaggio alle richieste più radicali della Svp, e tutto ciò senza nemmeno informare i vertici locali del proprio stesso partito; lo smembramento del Parco nazionale dello Stelvio, l’area naturale protetta più importante d’Italia venduta all’interesse dei poteri locali; il trasferimento da Bolzano a Verona per ordine del ministro La Russa del gioiello di famiglia del Comando delle Truppe Alpine, gli alpini paracadutisti; l’abolizione dei controlli della Corte dei Conti sugli enti locali, che in un momento di così allegra gestione delle risorse pubbliche grida vendetta al cielo; il patto segreto di Milano sulla finanza locale stretto dal Ministro Tremonti con Luis Durnwalder senza che nessuno a livello locale, della dirigenza locale del partito, ne fosse informato…
Insomma cosa dovrebbero aspettarsi ancora gli elettori dell’Alto Adige da chi ha tradito tutte le proprie aspettative in modo così volgare e pasticciato?
L’ACCORDO SVP/PD – Da citare per completare il quadro l’accordo Svp/Pd stretto dal segretario Bersani e dall’Obmann Theiner assieme al luogotenente per il Trentino Panizza. Un accordo volgare nella sua forma e negli obiettivi: esso è concepito in forma chiara. Si tratta dell’impegno garantito dalla Svp a impegnare il proprio 0,4% nazionale a favore della coalizione Bersani in cambio del ritiro da parte del Governo dei ricorsi alla Corte costituzionale contro le leggi sulla toponomastica (che crea le condizioni per l’eliminazione della toponomastica italiana in Alto Adige) e contro la legge provinciale proibizionista contro la liberalizzazione del commercio. Significherà sacrificare l’identità italiana e non permettere la creazione di una autentica concorrenza nel settore del commercio in Alto Adige. Ciò manterrà alto, oltre ogni standard nazionale, il costo della vita. Il prezzo che il PD farà pagare all’Alto Adige. In cambio cosa ottiene? Poltrone. L’accordo fra i primi punti prevede che in cambio dell’integrale appiattimento del Pd sulle posizioni rivendicate dalla Svp il Pd ed i suoi uomini otterranno incarichi e poltrone in giunta provinciale, avranno un accordo di ferro alle elezioni europee, e in vista delle comunali. Insomma: poltrone. Questa è la moneta con cui la Svp ripaga il PD.
LA SFIDA – Ecco che c’era l’esigenza di un movimento di territorio, la nostra forza messa sul piatto per contare nelle decisioni che ci riguardano. Senza aspettare salvifici interventi da Roma, che quando sono arrivati ci hanno solo ancora di più mortificato e indebolito.